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06.07.2026

Il ponte che già esiste: perché la Puglia (e l'Italia) devono continuare a investire in Albania

Economia

C'è un modo semplice per capire se due economie sono davvero integrate: non guardare gli accordi bilaterali o le dichiarazioni ufficiali, ma contare le persone. Quante ne arrivano, dove si stabiliscono, in che settori investono, quanto durano le loro imprese. Un recente report statistico realizzato da Unioncamere Puglia nell'ambito del progetto Interreg IPA South Adriatic BRESTAT ("Harmonizing business statistics") ha fatto esattamente questo, fotografando il radicamento imprenditoriale delle comunità albanese e montenegrina nel tessuto produttivo pugliese. Il risultato è un quadro che dovrebbe interessare da vicino ogni imprenditore italiano che guarda all'Albania come meta di investimento: il ponte adriatico non è un progetto per il futuro, è un'infrastruttura economica che funziona già, ed è cresciuta del 75% in dieci anni.

Un fenomeno strutturale, non episodico

Al quarto trimestre 2025, sono 1.763 le persone fisiche nate in Albania o Montenegro che ricoprono cariche attive in imprese pugliesi — titolari, amministratori, soci. Di queste, 1.734 sono di origine albanese: una comunità che rappresenta la prima imprenditoria del Mezzogiorno per presenza di persone nate in Albania, con numeri quasi tripli rispetto alla Campania e ben superiori alla Sicilia.

Ma è la traiettoria storica a raccontare la storia più interessante. Il percorso, quasi inesistente fino agli anni '80 (appena 9 registrazioni tra il 1970 e il 1989), ha attraversato una svolta netta con i grandi flussi migratori post-1990 e ha poi accelerato in modo quasi esponenziale nell'ultimo decennio:

  • 2015: 989 cariche registrate
  • 2020: 1.269 cariche (+28%)
  • 2025: 1.734 cariche (+37% sul quinquennio precedente)

Un tasso di crescita decennale del +75%, superiore persino alla media nazionale (+67%). Oltre il 55% degli imprenditori albanesi oggi attivi in Puglia ha aperto la propria posizione negli ultimi sei anni: non un fenomeno di nicchia in esaurimento, ma una dinamica in piena accelerazione.

Da manodopera a classe imprenditoriale

Il dato più significativo, per chi ragiona in termini di investimento, non è la presenza in sé, ma la sua qualità. Il 60,6% degli albanesi censiti in Puglia è titolare d'impresa — fondatore o responsabile diretto — mentre un ulteriore 33,6% ricopre ruoli di amministratore, spesso con funzioni di governance vera e propria (presidenti di CdA, amministratori delegati, consiglieri). Solo una minoranza residuale si limita al ruolo di socio di capitale.

Questo significa che la comunità albanese in Puglia non si limita a fornire lavoro: fa impresa, guida aziende, assume decisioni strategiche. E lo fa in settori strutturalmente rilevanti per l'economia pugliese: costruzioni (752 persone, il comparto di gran lunga più importante), commercio (263 tra ingrosso e dettaglio), ristorazione (156), e — dato particolarmente interessante — agricoltura, dove la presenza albanese è passata da 41 soggetti nel 2015 a 142 nel 2025 (+129% nel solo primo quinquennio), integrandosi in un settore identitario per il territorio pugliese.

Sul piano societario, si osserva un progressivo processo di maturazione: le società di capitale, pur restando minoritarie, sono l'unica forma giuridica in crescita percentuale sostenuta (dal 16,9% al 28,3% del totale in dieci anni), segno di un passaggio da imprenditoria individuale a modelli più strutturati, con maggiore capacità di investimento e accesso al credito.

Un profilo demografico che parla di futuro

L'imprenditoria albanese in Puglia è sorprendentemente giovane: oltre il 62% è concentrato nella fascia 30-49 anni, e gli under 30 contano già 125 soggetti attivi. La componente femminile, pur restando minoritaria (23,2%), è quasi raddoppiata in valore assoluto negli ultimi dieci anni. Non è il profilo di una comunità in via di esaurimento, ma di un ecosistema imprenditoriale in fase di consolidamento generazionale.

Il Salento e il Montenegro: un segnale da non sottovalutare

Accanto al fenomeno albanese, il report evidenzia una dinamica montenegrina ancora piccola in valore assoluto (29 persone) ma dalla crescita relativa impressionante: da 3 cariche nel 2015 a 29 nel 2025, quasi un decuplicamento in dieci anni, con Lecce come polo di riferimento assoluto (19 persone, quasi due terzi del totale nazionale per il Montenegro). Un segnale coerente con il progressivo avvicinamento del Montenegro al mercato adriatico, anche in vista del percorso di adesione all'Unione Europea.

Perché questo dato conta per chi investe in Albania

Chi opera nella consulenza per l'internazionalizzazione — come facciamo quotidianamente in Italian Network tra Tirana, Bari e Prizren — sa che il primo ostacolo per un imprenditore italiano che valuta un investimento in Albania non è normativo, ma psicologico: la percezione di un mercato lontano, poco conosciuto, rischioso. I dati BRESTAT raccontano l'esatto contrario.

Il rapporto Italia-Albania non è a senso unico e non è recente: è un flusso bidirezionale, radicato da oltre trent'anni, che ha già prodotto una classe imprenditoriale albanese pienamente integrata nel tessuto economico pugliese — capace di guidare imprese, generare occupazione (le attivazioni di rapporti di lavoro per cittadini albanesi in Puglia hanno superato le 18.900 unità nel solo 2025) e penetrare stabilmente settori chiave come edilizia, agroalimentare e commercio. Questa fiducia reciproca, costruita in decenni di contatti concreti tra persone e imprese, è precisamente il capitale relazionale su cui un investitore italiano può fare leva quando guarda al percorso inverso: aprire un'attività in Albania.

A questo si aggiungono le condizioni oggettive che rendono oggi l'Albania una destinazione particolarmente competitiva:

  • un regime fiscale agevolato per specifici settori (incluso il regime di aliquota zero previsto dalla Legge 29/2023 per l'IT e altri comparti);
  • una Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Albania (L. 175/1998) che disciplina in modo chiaro la tassazione dei dividendi transfrontalieri;
  • una prossimità geografica e culturale che riduce drasticamente i costi di adattamento, agevolata anche dalla diffusa conoscenza della lingua italiana in Albania;
  • un costo del lavoro competitivo unito a una manodopera sempre più qualificata.

Una relazione che si costruisce nei due sensi

Il messaggio che emerge da questi numeri è chiaro: il legame economico tra Italia e Albania è già una realtà consolidata, misurabile, in crescita strutturale. Non si tratta di costruire un ponte da zero, ma di attraversarlo nella direzione in cui, fino ad oggi, sono transitate meno persone: quella degli imprenditori italiani che scelgono di investire, produrre e crescere in Albania.

Italian Network accompagna da oltre 25 anni le imprese italiane in questo percorso, offrendo supporto su costituzione societaria, compliance fiscale e del lavoro, e strategie di internazionalizzazione in Albania, Kosovo e Nord Macedonia. I dati raccontano una storia di fiducia reciproca già scritta: la prossima pagina può essere quella del vostro investimento.

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